Intervista a Garcia: "La Roma c'è, e io voglio vincere!" | Noi siamo la Roma

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Con il campionato fermo per la sosta delle nazionali, il tecnico giallorosso Rudi Garcia ne approfitta per fare un punto della situazione dopo i primi tre mesi della stagione.


Ecco le sue dichiarazioni ai microfoni di Roma TV:

Parliamo di attualità, nel suo libro scrive: "Mettere il piede sulla palla". Il libro è una riflessione sul suo cammino?
"Si, ne ho approfittato per guardare al passato anche se sono più un uomo del presente. ma può essere interessante guardare il passato per capire il nosrtro futuro. Finora il passato della Roma è buono, siamo in gioco su tutti i fronti. Siamo sulla strada giusta, ce la giocheremo con la Juventus. In Champions siamo secondi".

Se l'aspettava di essere secondo a due dalla fine?
"Sapendo che nelle prime quattro giornate affrontavamo 2 volte il bayern e una il City in casa loro non me l'aspettavo. Sapevo che era importante vincere con CSKA, quei tre punti sono pesanti per ora".

Cosa pensa di questo inizio di stagione, lati negativi?
"Il primo tempo col Napoli. Per il resto non ho rimpianti. Dobbiamo migliorare soprattutto in virtù della pesante sconfitta col Bayern. Possiamo superare il girone, è già un obiettivo molto alto".

Cosa pensa di Sabatini?
"E' molto intuitivo e intelligente. ho stima di lui, all'inizio anche se non parlavo bene l'italiano ci capivamo. Ho accettato la sfida che mi ha proposto, a me piacciono le sfide".

A lei piacciono le persone che si fanno da sole?
"Sì, quando uno ha una passione può trovare la strada giusta con ambizione. Ma abbiamo sempre bisogno degli altri, molte perrsone mi hanno aiutato scegliendomi".

De Rossi disse che la prima cose che vide cercando su google il suo nome è il video in cui suona e canta la chitarra. Ha anche doti artistiche?
"Sì, me loricordo bene! Il Rudi Garcia privato è diverso da quello pubblico, mi piace scherzare con gli amici. Il video l'ho fatto dopo il primo anno a Lille. Non mi da fastidio rivederla, sto attento all'utilizzo che i media possono fare di queste cose".

Ha definito James Pallotta come persona sensibile
"Sì, si prende cura degli altri. Anche se è famoso l'ho trovato molto umano, anche il suo team è molto aperto si vede che vogliono fare grandi cose con la Roma".

Parliamo di tattica: il pressing alto.
"Bisogna avere giocatori che danno il segnale di salire, se si fa bene per l'avversario è difficile uscire e recuperando il pallone si possono creare seri pericoli. Anche i difensore come Manolas, Cole e Torosidis sono parte attiva in questo, hanno capito bene cosa voglio. Anche Mapou è bravo in questo, facendolo col Bayern ha messo Gervinho davanti alla porta".

Il possesso palla non è mai sterile, altra prerogativa della Roma.
"Lo facciamo per aprire l'avversario e trovare spazi per attaccare. Bisogna avere molti giocatori per far girare il pallone velocemente, coi terzini alti. Finchè non li troviamo continuiamo a farla girare. Quando siamo nella metà campo avversaria stiamo li, perchè dovremmo tornare per difenderci? Inoltre facciamo correre gli altri anche psicologicamente, questa è un'altra nostra forza".

Gli attaccanti si sacrificano spesso, dando equilibrio alla squadra
"Mi importa che i due che sono sulle fasce tornino a dare copertura e ad aiutare i terzini. Dobbiamo migliorare nel mettere densità difensiva, per rendere difficile il giro palla dell'avversario".

Anche i break sono importanti, recupero palla e ripartenza veloce
"Certo, avendo Gervinho e Iturbe dobbiamo farlo".

E' importante il rapporto coi giocatori e tra i giocatori
"Si assolutamente, non basta essere forti il legame fa spesso la differenza".

Lei la tattica la studiava a subbuteo come scrive sul libro, qui abbiamo schierato il Lille e la Roma, chi prenderebbe lei?
"La Roma! Sono un uomo del presente come ho già detto".

La difesa a 4 è un suo punto fermo?
"Si, a volte ho usato la difesa a 3, soprattutto al Lille ma solo in corso di partita. Quando si è in vantaggio spesso si pensa di difendersi con un uomo in più. Invece penso che la cosa migliore sia mettere uomini freschi per pressare l'avversario, altrimenti ci si fa schiacciare".

Un giorno le piacerebbe allenare la Francia?
"E' un altro mestiere, non sei con la squadra ogni giorno, ci passi poco tempo e guardi le partite il week end. Non penso sia ancora il tempo per me, forse più avanti quando sarà un po' più stressato, per riprendere un po' di energie perchè questo mestiere di logora da dentro".

Ha parlato di Bertrand Tapie nel suo libro...
"Si, è stato l'unico presidente francese a vincere la Champions. L'ho conosciuto sul suo aereo e poi al Velodrome di Marsiglia mi aveva chiamato pensavo mi prendesse invece a metà strada mi hanno chiamato dicendo che aveva cambiato idea. Ero in piena riflessione all'epoca: continuare al Lille o fermarmi un anno e fare il commentatore in tv. Poi è arrivata la chiamata della Roma".

A lei piace avere giocatori di differente nazionalità
"Si, nello sport non si guarda mai la nazionalità, il colore o altro, si guarda l'atleta, è quello che conta. Nelle tribune accade di sentire bruti cori, questa è una cosa da cancellare. In squadra c'è molto rispetto".

Lei ha mai fatto discorsi stile al Pacino "Ogni maledetta Domenica"?
"L'allenatore deve sapere cosa dire e quando dirlo. è molto importante, nell'anno scorso e anche in quest'anno ci sono stati momenti simili. Ma anche la comunicazione all'esterno è importante, quest'anno l'ho fatto quando serviva".

Il rapporto con i tifosi?
"In settimana sono andato a Tor Vergata, l'accoglienza che ho trovato mi ha fatto riflettere. Spesso si parla dell'ambiente di Roma. Ma l'ambiente vero è come quello di Tor Vergata. Ci hanno sempre supportato anche nei momenti difficili come dopo il Bayern. I ragazzi lo sanno, dobbiamo dare tutto per la maglia e per festeggiare con loro al più presto possibile".

E' in arrivo il nuovo pullman.
"E' molto importante, ci da l'altezza e la grandezza di una società importante. L'avevo chiesto subito".

Alla fine del suo libro parla di suo padre.
"Lui è con me ogni giorno, mi dà la carica per essere all'altezza del mio mestiere e della mia famiglia. Vede le cose dall'alto e dare il meglio per lui mi da molta soddisfazione".

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